{"id":1689,"date":"2025-09-19T21:22:24","date_gmt":"2025-09-19T19:22:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/?p=1689"},"modified":"2025-09-19T21:27:51","modified_gmt":"2025-09-19T19:27:51","slug":"innovazioni-tecnologiche-nella-stabilizzazione-dei-pendii-modelli-costitutivi-e-simulazioni-numeriche-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/2025\/09\/19\/innovazioni-tecnologiche-nella-stabilizzazione-dei-pendii-modelli-costitutivi-e-simulazioni-numeriche-2-2\/","title":{"rendered":"SFIDE GEOLOGICHE E GEOTECNICHE NELLA REALIZZAZIONE DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA"},"content":{"rendered":"\n<p><strong style=\"font-style: italic;\">INGENIO del  19 Settembre 20<\/strong><strong><em>25<\/em><\/strong><em><strong>, Imready Srl &#8211; RSM<\/strong> &#8211;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#3776db\"><a href=\"https:\/\/www.ingenio-web.it\/articoli\/sfide-geologiche-e-geotecniche-nella-realizzazione-del-ponte-sullo-stretto-di-messina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\">M.Chiarelli &#8211; Sfide geologiche e geotecniche nella realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina<\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-fill\"><a class=\"wp-block-button__link wp-element-button\" href=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/chiarelli-massimo-sfide-geologiche-e-geotecniche-nella-realizzazione-del-ponte-sullo-stretto-di-messina.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Download<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Il Ponte sullo Stretto di Messina impone un\u2019analisi integrata di geologia e geotecnica, dalla microzonazione sismica alla dinamica costiera. L&#8217;articolo illustra differenze litologiche tra i due versanti, rischi di liquefazione e instabilit\u00e0 subacquee, e motiva scelte fondazionali e controlli in esercizio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ABSTRACT<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo Stretto di Messina \u00e8 uno dei contesti geologici e geotecnici pi\u00f9 complessi del Mediterraneo, caratterizzato da intensa sismicit\u00e0, faglie attive e dinamiche tettoniche in atto. Il progetto del ponte richiede un\u2019analisi dettagliata dei terreni e dei fondali, che presentano forti differenze tra il versante calabrese, dominato da rocce metamorfiche compatte, e quello siciliano, interessato da depositi sabbiosi e limosi meno stabili. Gli studi di microzonazione hanno evidenziato fenomeni di amplificazione locale, rischio di liquefazione e instabilit\u00e0 dei terreni costieri. Particolare attenzione \u00e8 rivolta alle frane sottomarine indotte dai terremoti, che rappresentano un potenziale fattore di criticit\u00e0 anche a scala regionale. Le condizioni idrodinamiche, con correnti elevate e batimetrie complesse, incidono ulteriormente sulla stabilit\u00e0 delle fondazioni. La progettazione deve quindi basarsi su indagini geotecniche ad alta risoluzione, modellazioni numeriche avanzate e sistemi di monitoraggio permanente. Permane l\u2019assenza di un\u2019analisi mesostrutturale mirata sull\u2019opera del Ponte, cos\u00ec come di un\u2019indagine sistematica delle faglie di Scilla e di Palmi. Solo un approccio multidisciplinare, fondato sull\u2019integrazione tra geologia, geotecnica, sismologia e ingegneria strutturale, pu\u00f2 costituire la condizione necessaria per garantire la progettazione e la realizzazione di un\u2019infrastruttura sicura e resiliente, in un contesto naturale contraddistinto da marcata complessit\u00e0 dinamica e intrinseca instabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Opere-di-attraversamento-Vista-sul-frontemare-Cannitello-Calabria-b.x28103-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1683\" srcset=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Opere-di-attraversamento-Vista-sul-frontemare-Cannitello-Calabria-b.x28103-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Opere-di-attraversamento-Vista-sul-frontemare-Cannitello-Calabria-b.x28103-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Opere-di-attraversamento-Vista-sul-frontemare-Cannitello-Calabria-b.x28103-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Opere-di-attraversamento-Vista-sul-frontemare-Cannitello-Calabria-b.x28103-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Opere-di-attraversamento-Vista-sul-frontemare-Cannitello-Calabria-b.x28103.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 1<\/strong> &#8211; Posizionamento pilone del ponte lato Calabria. Lato monte del pilone si vede il tunnel artificiale della variante ferroviaria di Cannitello completato nel 2012. Foto Societ\u00e0 Stretto di Messina.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">1. Inquadramento geografico e geodinamico<\/h3>\n\n\n\n<p>Lo Stretto di Messina rappresenta una delle aree geologicamente pi\u00f9 complesse e dinamiche del Mediterraneo. Si colloca al confine tra la placca africana e la placca euroasiatica, all\u2019interno della zona di convergenza caratterizzata da intense deformazioni tettoniche. La presenza di un braccio di mare stretto e profondo tra la Calabria e la Sicilia \u00e8 l\u2019espressione di una incipiente separazione che avviene lungo un sistema di faglie collegato all\u2019Arco Calabro, una regione geologicamente molto dinamica. Lo Stretto di Messina \u00e8 un\u2019area cruciale dove diversi sistemi di faglie profonde convergono e interferiscono provocando terremoti, Grandi Frane sottomarine e Deformazioni Gravitative Profonde di Versante e vulcanesimo. \u00c8 una zona di svincolo, una sorta di perno che assorbe i movimenti di diverse strutture geologiche, tra le pi\u00f9 attive e pericolose di tutto il Mar Mediterraneo. Il contesto geodinamico \u00e8 dominato da:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Movimenti sismotettonici attivi<\/strong>, con faglie dirette e trascorrenti che attraversano lo Stretto;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Sollevamenti e subsidenze differenziali<\/strong> che testimoniano la persistente attivit\u00e0 neotettonica;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Elevata sismicit\u00e0 storica<\/strong>, con eventi catastrofici come il terremoto del 28 dicembre 1908 (M 7.1), tra i pi\u00f9 devastanti in Europa, senza dimenticare il terremoto del 1783 \u201cdelle Calabrie\u201d (magnitudo stimata M&gt;7).<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>L\u2019Etna, il pi\u00f9 grande e attivo vulcano europeo, si \u00e8 formato proprio su una di queste strutture.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi aspetti rendono lo Stretto un\u2019area di straordinaria complessit\u00e0 dal punto di vista ingegneristico e geotecnico.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"545\" src=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Rappresentazione-schematica-della-Piana-di-Gioia-Tauro-tra-il-pilastro-tettonico-horst-Palmi-1024x545.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1685\" srcset=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Rappresentazione-schematica-della-Piana-di-Gioia-Tauro-tra-il-pilastro-tettonico-horst-Palmi-1024x545.jpg 1024w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Rappresentazione-schematica-della-Piana-di-Gioia-Tauro-tra-il-pilastro-tettonico-horst-Palmi-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Rappresentazione-schematica-della-Piana-di-Gioia-Tauro-tra-il-pilastro-tettonico-horst-Palmi-768x409.jpg 768w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Rappresentazione-schematica-della-Piana-di-Gioia-Tauro-tra-il-pilastro-tettonico-horst-Palmi.jpg 1393w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 2<\/strong> -Rappresentazione schematica della Piana di Gioia Tauro tra il pilastro tettonico (horst) Palmi \u2013 S. Elia e il Massiccio dell\u2019Aspromonte, con le faglie normali che tendono a ruotare verso il Mare Tirreno, prodotte dalle spinte (ai piedi dell\u2019Aspromonte) e dalla forza di gravit\u00e0 (nella Piana e al bordo del pilastro tettonico di Palmi) (GUERRICCHIO A., BIAMONTE V., MASTROMATTEI R., PONTE M., 2008).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Nonostante l\u2019area dello stretto sia stata negli anni molto studiata da un punto di vista geologico-geotecnico, servono ancora approfonditi studi e un\u2019analisi mesostrutturale specifica per il progetto Ponte. I pochi dati disponibili, non basandosi su dati ad hoc sufficienti e dettagliati, non sono adeguati soprattutto in relazione alle faglie sottomarine ovvero, al rischio sismico associato a un\u2019opera di tale complessit\u00e0. Mi riferisco in particolare alla faglia di Scilla (vedi figura 4) che meriterebbe una trattazione approfondita e specifica mettendo in relazione la faglia stessa con le strutture del Ponte (soprattutto del pilone e del blocco di ancoraggio lato Calabria) interpretando, con modelli matematici avanzati, l\u2019interazione della faglia stessa con le strutture in caso di rimobilitazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019analisi mesostrutturale consentirebbe di studiare anche elementi come faglie di piccola e media dimensione (mesofaglie), pieghe, foliazioni e lineazioni che si trovano su una scala intermedia, visibile a occhio nudo o con \u201c<em>l\u2019aiuto di una lente<\/em>\u201d, e che forniscono informazioni sulla deformazione della roccia. Infatti, ci\u00f2 \u00e8 fondamentale per capire i processi di deformazione delle rocce e la storia tettonica anche regionale. Analizzando questi elementi, si possono interpretare:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>La direzione e il tipo di sforzi che hanno agito sulla roccia;<\/li>\n\n\n\n<li>Le relazioni tra le diverse unit\u00e0 rocciose e le loro interazioni durante la deformazione.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">2. <strong>Caratterizzazione geologica lato Calabria<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il versante calabrese \u00e8 costituito principalmente da:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Unit\u00e0 cristallino-metamorfiche<\/strong> appartenenti all\u2019arco calabro-peloritano, con gneiss, scisti, filladi e graniti;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Strutture tettoniche attive<\/strong>, come la faglia di Scilla-Palmi e il sistema di faglie Messina\u2013Taormina, che delimitano blocchi crostali con cinematica complessa;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Versanti acclivi e instabili<\/strong>, soggetti a frane superficiali e profonde, colamenti detritici e fenomeni erosivi intensi, soprattutto in occasione di eventi meteorici estremi.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista geotecnico:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Le rocce metamorfiche offrono una buona portanza per le fondazioni profonde, ma presentano discontinuit\u00e0 e anisotropie che richiedono indagini approfondite;<\/li>\n\n\n\n<li>Le zone alterate o fratturate hanno parametri meccanici sensibilmente ridotti, con rischio di cedimenti differenziali.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"451\" height=\"270\" src=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Sezione-geologica-del-versante-calabrese-dello-Stretto-di-Messina-desunto-dagli-studi-della-Societa-Stretto-di-Messina-SpA.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1686\" srcset=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Sezione-geologica-del-versante-calabrese-dello-Stretto-di-Messina-desunto-dagli-studi-della-Societa-Stretto-di-Messina-SpA.jpg 451w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Sezione-geologica-del-versante-calabrese-dello-Stretto-di-Messina-desunto-dagli-studi-della-Societa-Stretto-di-Messina-SpA-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 451px) 100vw, 451px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 3<\/strong> &#8211; Sezione geologica del versante calabrese dello Stretto di Messina, desunto dagli studi della Societ\u00e0 Stretto di Messina SpA, che riporta la sola presenza di faglie dirette (linee spesse). Lungo le tratteggiate alcune rotture gravitative, ricostruite attraverso rilevamenti sul terreno e dall\u2019esame di fotografie aeree stereoscopiche &#8211; Guerricchio A., Ponte M. (2006).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">3. <strong>Caratterizzazione geologica lato Sicilia<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il versante siciliano si distingue per:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Unit\u00e0 metamorfiche dei Monti Peloritani<\/strong>, con litologie simili a quelle calabresi (gneiss, micascisti, quarziti, anfiboliti);<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Depositi quaternari costieri<\/strong>, costituiti da sabbie, ghiaie e limi in corrispondenza della piana di Ganzirri e della zona portuale di Messina;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Importanti faglie attive<\/strong>, tra cui la faglia di Messina\u2013Giardini, che ha giocato un ruolo primario nel sisma del 1908.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista geotecnico:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Le rocce peloritane forniscono buone condizioni di resistenza, ma la fratturazione ne riduce localmente la qualit\u00e0;<\/li>\n\n\n\n<li>I sedimenti alluvionali e costieri mostrano caratteristiche meccaniche variabili, con tratti di bassa compattezza e problemi di stabilit\u00e0 sismica (rischio di liquefazione in zone sabbiose sature).<\/li>\n<\/ul>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"642\" height=\"242\" src=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Profilo-sub-fondale-attraverso-il-versante-meridionale-della-Valle-di-Scilla-da-Selli-et-al.-1978.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1684\" srcset=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Profilo-sub-fondale-attraverso-il-versante-meridionale-della-Valle-di-Scilla-da-Selli-et-al.-1978.jpg 642w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Profilo-sub-fondale-attraverso-il-versante-meridionale-della-Valle-di-Scilla-da-Selli-et-al.-1978-300x113.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 4<\/strong> &#8211; Profilo sub-fondale attraverso il versante meridionale della Valle di Scilla (da Selli et al., 1978), che mostra la posizione dedotta del filone offshore della faglia di Scilla nel segmento occidentale. Nm = miglio nautico (1 nm = 1,853 km)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">4. <strong>Aspetti geotecnici dello Stretto<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La progettazione delle fondazioni del ponte richiede un\u2019analisi dettagliata delle condizioni sottomarine e costiere. Tra i principali aspetti critici:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Batimetria variabile<\/strong>, con profondit\u00e0 che raggiungono i 1200 m in prossimit\u00e0 del canale centrale, ma valori pi\u00f9 modesti (fino a 100\u2013150 m) nelle aree costiere dove verrebbero impostate le torri principali;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Correnti marine intense<\/strong>, fino a 3 m\/s, che influenzano la stabilit\u00e0 dei fondali e la dinamica dei sedimenti;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Depositi marini quaternari<\/strong> di granulometria variabile, spesso sciolti e poco consolidati.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Le fondazioni devono tenere conto di:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Profondit\u00e0 elevate di impianto<\/strong>, con necessit\u00e0 di pali trivellati o plinti su roccia sana;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Risposta sismica locale<\/strong>, con possibilit\u00e0 di amplificazioni significative delle onde sismiche a causa dei depositi sciolti;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Stabilit\u00e0 dei versanti sottomarini<\/strong>, soggetti a frane e scivolamenti sottomarini indotti sia da eventi sismici sia da dinamiche idrodinamiche.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">5. <strong>Problematiche principali<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Gli aspetti geologici e geotecnici pongono una serie di criticit\u00e0 da affrontare nella progettazione:<\/p>\n\n\n\n<ol start=\"1\" class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Elevata sismicit\u00e0<\/strong>: progettazione antisismica con criteri di resistenza e duttilit\u00e0 eccezionali;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Instabilit\u00e0 dei versanti<\/strong>: monitoraggio e opere di consolidamento per prevenire frane;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Caratteristiche eterogenee dei terreni<\/strong>: necessit\u00e0 di indagini geotecniche di dettaglio e modellazione 3D del sottosuolo;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Interazione struttura\u2013fondazione in condizioni dinamiche<\/strong>: analisi numeriche avanzate di risposta sismica e idrodinamica;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Erosione e dinamica costiera<\/strong>: rischio di scalzamento delle fondazioni dovuto a correnti e vortici di marea.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Vista-della-futura-posizione-pilone-ponte-lato-Calabria-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1687\" srcset=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Vista-della-futura-posizione-pilone-ponte-lato-Calabria-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Vista-della-futura-posizione-pilone-ponte-lato-Calabria-300x169.png 300w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Vista-della-futura-posizione-pilone-ponte-lato-Calabria-768x432.png 768w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Vista-della-futura-posizione-pilone-ponte-lato-Calabria.png 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 5<\/strong> &#8211; Foto del tratto di costa dove dovr\u00e0 sorgere il pilone del ponte lato Calabria &#8211; Foto Google Earth 2025<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L\u2019aspetto evidenziato al punto 2, relativo all\u2019instabilit\u00e0 dei versanti, richiede indagini di maggiore dettaglio e un sistema di monitoraggio continuo, in considerazione delle opere di elevata massa volumica e rilevanza che interesseranno principalmente il versante calabrese ma anche quello siciliano. L\u2019interazione tra tali interventi infrastrutturali e le condizioni geologico-strutturali locali potrebbe costituire un fattore di innesco per <strong>Movimenti Deformativi Gravitativi di Versante (DGV)<\/strong> e, in scenari pi\u00f9 critici, determinare l\u2019attivazione di processi di <strong>Deformazioni Gravitative Profonde di Versante (DGPV)<\/strong>, come illustrato nelle Figure 3 e 7 per il versante calabrese. Sar\u00e0 necessario individuare con la massima precisione le superfici di scorrimento che, in profondit\u00e0, delimitano i movimenti di massa (cfr. figura 3), al fine di garantire che le opere di fondazione delle principali strutture del ponte (blocchi di ancoraggio, piloni, pile dei viadotti di accesso, ecc.) siano progettate per bypassare tali discontinuit\u00e0. In questo modo si eviter\u00e0 che le fondazioni risultino impostate su corpi o versanti caratterizzati da cinematismi gravitativi attivi, la cui evoluzione potrebbe essere accelerata, oltre che dalla grande massa volumica delle opere che vi insisteranno sopra, anche da futuri eventi sismici<a> <\/a>(Chiarelli, M. 2025).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce delle considerazioni esposte, la progettazione definitiva dell\u2019opera di attraversamento non pu\u00f2 prescindere dall\u2019esecuzione di specifiche analisi di stabilit\u00e0, integrate da un programma di monitoraggio strumentale finalizzato all\u2019individuazione precoce di eventuali fenomeni deformativi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/M.Chiarelli-DGV-e-DGPV-Area-Cannitello-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1682\" srcset=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/M.Chiarelli-DGV-e-DGPV-Area-Cannitello-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/M.Chiarelli-DGV-e-DGPV-Area-Cannitello-300x169.png 300w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/M.Chiarelli-DGV-e-DGPV-Area-Cannitello-768x432.png 768w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/M.Chiarelli-DGV-e-DGPV-Area-Cannitello.png 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 6<\/strong> &#8211; Orto foto Google Earth con l\u2019individuazione dei movimenti in atto. La freccia gialla individua la futura posizione del pilone del Ponte lato Calabria. Le frecce rosse indicano la direzione del movimento prevalente. I segni \u2013 (meno) indicano le zone ribassate e\/o basculate per frane o deformazioni da sismi. La freccia arancione indica il movimento della DGPV\/DGV principale (sistemi sovrapposti) prodotte dalle spinte (ai piedi dell\u2019Aspromonte) e dalla forza di gravit\u00e0 (Chiarelli, M. 2025).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">6. <strong>Studi sismici e microzonazione dell\u2019area dello Stretto di Messina<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">6.1 <strong>Contesto sismotettonico<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>L\u2019area dello Stretto \u00e8 classificata come una delle pi\u00f9 sismicamente pericolose d\u2019Italia.<br>Le principali caratteristiche sono:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Elevata sismicit\u00e0 storica<\/strong>, con terremoti distruttivi (ad esempio quello del 1908, magnitudo stimata M 7.1\u00f77.2, con oltre 80.000 vittime; <a>terremoto del 1783 \u201cdelle Calabrie\u201d magnitudo stimata M&gt;7)<\/a>.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Presenza di faglie attive<\/strong>: in particolare la <strong>faglia di Messina\u2013Taormina<\/strong>, orientata NNE\u2013SSO, ritenuta la pi\u00f9 rilevante per l\u2019innesco del sisma del 1908.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Deformazioni crostali misurabili<\/strong> con tecniche GPS e InSAR, che mostrano tassi di movimento relativi fino a 2\u00f73 mm\/anno (spostamenti relativi a cavallo dello stretto tra la Calabria e la Sicilia).<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Questi elementi hanno reso indispensabile uno studio approfondito della risposta sismica locale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ampiamente condivisa, nell\u2019ambito della comunit\u00e0 scientifica, la consapevolezza che la genesi di un terremoto con magnitudo superiore a M&gt;7 richieda la rottura e conseguente mobilitazione di una faglia con estensione lineare non meno di 30 km, analogamente a quanto avvenuto per la struttura sismogenetica responsabile dell\u2019evento del 1908 e, precedentemente, di quello del 1783.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">6.2 <strong>Microzonazione sismica<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Sono stati condotti studi di <strong>microzonazione di livello 1, 2 e 3<\/strong> su entrambe le sponde, con particolare attenzione alle aree di impianto delle torri e delle opere di fondazione.<\/p>\n\n\n\n<p>I principali risultati:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Lato Calabria (Villa San Giovanni)<\/strong>: substrato roccioso metamorfico affiorante o poco profondo, con risposta sismica generalmente rigida e amplificazioni contenute. Le criticit\u00e0 maggiori riguardano le <strong>fratture tettoniche<\/strong> e le zone di alterazione;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Lato Sicilia (area di Ganzirri e costa messinese)<\/strong>: presenza di <strong>depositi sabbiosi e limosi costieri<\/strong> con spessori variabili (fino a 20\u00f730 m) al di sopra del substrato metamorfico. Qui gli studi hanno evidenziato:\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Possibili <strong>effetti di amplificazione sismica<\/strong> legati alla risonanza stratigrafica dei depositi sciolti;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Rischio di liquefazione<\/strong> in depositi sabbiosi saturi, in condizioni di terremoti di grande magnitudo;<\/li>\n\n\n\n<li>Differenze significative di risposta dinamica su scale molto locali, tali da rendere necessarie simulazioni numeriche 2D e 3D.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">6.3 <strong>Implicazioni progettuali<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Le indagini geotecniche e geologiche hanno evidenziato quanto segue:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Versante Calabria<\/strong> \u2013 sono state riscontrate condizioni geotecniche pi\u00f9 favorevoli, caratterizzate dalla presenza di ammassi rocciosi con buone propriet\u00e0 meccaniche e comportamento prevalentemente rigido; il principale fattore di rischio \u00e8 riconducibile alla presenza di faglie attive e a fenomeni di fratturazione della massa rocciosa.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Versante Sicilia<\/strong> \u2013 le condizioni risultano pi\u00f9 critiche a causa della presenza di depositi sciolti e terreni a bassa competenza; si rende pertanto necessaria la realizzazione delle fondazioni direttamente in roccia mediante l\u2019impiego di pali profondi o plinti massivi, cos\u00ec da bypassare gli strati meno performanti dal punto di vista meccanico.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Entrambi i versanti<\/strong> \u2013 la progettazione deve garantire la sicurezza strutturale anche in scenari di eventi sismici estremi, considerando non solo l\u2019azione dinamica transitoria ma anche la possibilit\u00e0 di deformazioni permanenti del terreno, quali quelle derivanti da faglie attive o da potenziali fenomeni di instabilit\u00e0 sottomarina e terrestre.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Con riferimento ai fenomeni di instabilit\u00e0 gravitativa dei versanti (<strong>DGV e DGPV<\/strong>) nelle aree destinate ad ospitare i piloni del ponte, ma anche i blocchi di ancoraggio, sar\u00e0 necessario, una volta caratterizzate con elevata precisione le superfici di scorrimento in termini di geometria, estensione, profondit\u00e0 e localizzazione rispetto alle fondazioni, procedere a interventi sistematici di consolidamento dei terreni circostanti. Tali interventi, verosimilmente realizzati mediante tecniche di jet grouting (iniezioni di miscele cementizie ad alta pressione), dovranno interessare volumi considerevoli di terreno, con profondit\u00e0 che, in funzione della posizione effettiva delle superfici di scorrimento, potranno superare i 150 m, come evidenziato in Figura 3 (<strong>Chiarelli, M. 2025<\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto concerne le strutture del ponte, \u00e8 opportuno distinguere il comportamento strutturale dell\u2019impalcato del ponte da quello delle torri. L\u2019impalcato, infatti, risente solo in misura limitata delle sollecitazioni sismiche, mentre le torri si configurano come elementi alti, snelli e \u201cflessibili\u201d assimilabili a grattacieli, ossia a strutture notoriamente pi\u00f9 performanti nella risposta ai terremoti. La parte potenzialmente vulnerabile delle due torri sono le basi in acciaio e per poche decine di metri in elevazione ma, si presuppone che queste siano state dimensionate per rimanere in campo elastico sotto un terremoto di progetto, per esempio, agendo sullo spessore dell\u2019acciaio con il quale saranno costruite. I piloni sono concepiti per funzionare come grandi \u201cpendoli\u201d in caso di sisma, con un periodo proprio di oscillazione molto grande, tale da discostarsi dalle frequenze sismiche pi\u00f9 elevate. La presenza dei cavi principali, in combinazione con le torri e l\u2019impalcato, determina un incremento dei periodi propri di oscillazione del sistema strutturale del ponte. Ci\u00f2 consente di collocare la risposta dinamica al di fuori delle bande spettrali maggiormente critiche, con conseguente riduzione della domanda sismica anche in caso di eventi di elevata intensit\u00e0. Da ci\u00f2 ne consegue che l\u2019azione sismica non costituisce una condizione di progetto particolarmente gravosa ai fini della sicurezza strutturale del ponte ma, piuttosto, potrebbe esserlo il vento che agisce principalmente in direzione trasversale all\u2019impalcato (azione laterale\/ortogonale all\u2019asse del ponte), ma pu\u00f2 generare anche componenti longitudinali e verticali a seconda dell\u2019angolo d\u2019incidenza e della turbolenza atmosferica. Per questo il vento \u00e8 il carico di progetto dominante nei ponti sospesi di grande luce, persino pi\u00f9 del sisma, potendo innescare instabilit\u00e0 aeroelastiche (<strong>Chiarelli, M. 2025<\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<p>Come gi\u00e0 argomentato al paragrafo 5 (problematiche principali), il sisma \u00e8 da attenzionare proprio per gli effetti sui corpi o versanti caratterizzati da cinematismi gravitativi attivi (anche sottomarini), la cui evoluzione potrebbe essere accelerata in occasione di tali eventi. Da qui la necessit\u00e0 di interventi di consolidamento imponenti e mirati proprio nelle aree sulle quali dovranno sorgere le due torri e i blocchi di ancoraggio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">7. <strong>Rischi di liquefazione e frane sottomarine indotte dai terremoti<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">7.1 <strong>Rischio di liquefazione<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La liquefazione dei terreni \u00e8 un fenomeno che pu\u00f2 verificarsi in depositi sabbiosi o sabbioso-limosi saturi in seguito a forti sollecitazioni sismiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019area dello Stretto, gli studi di microzonazione hanno evidenziato:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Zone a maggiore suscettibilit\u00e0<\/strong>: lato Sicilia, soprattutto nell\u2019area della piana costiera di Ganzirri e lungo la fascia sabbiosa-limosa della costa messinese. Qui si trovano depositi poco consolidati, saturi per la presenza della falda freatica superficiale e del contatto diretto con il mare;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Lato Calabria<\/strong>: minore vulnerabilit\u00e0, grazie alla prevalenza di rocce metamorfiche e alla scarsa presenza di depositi sabbiosi sciolti; tuttavia, in zone limitate di riempimento e depositi alluvionali, il rischio non \u00e8 nullo;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Scenari di progetto<\/strong>: in caso di terremoti con magnitudo &gt;7, la probabilit\u00e0 di liquefazione in aree con sabbie fini saturate pu\u00f2 diventare significativa, con perdita di resistenza e incremento delle deformazioni permanenti.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Implicazioni progettuali:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Fondazioni impostate a profondit\u00e0 tali da intercettare il basamento roccioso, evitando l\u2019interazione con i terreni potenzialmente liquefacibili;<\/li>\n\n\n\n<li>Miglioramento dei terreni tramite <strong>densificazione dinamica, colonne di ghiaia o iniezioni<\/strong> nelle aree pi\u00f9 vulnerabili;<\/li>\n\n\n\n<li>Monitoraggio continuo delle condizioni di falda e variazioni granulometriche dei depositi.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"643\" height=\"275\" src=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Esplicitazione-in-superficie-del-build-up-delle-sabbie-e-ghiaie-sulla-sponda-siciliana.-Cava-di-inerti-sita-in-localita-Monte-Balena-ME.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1681\" srcset=\"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Esplicitazione-in-superficie-del-build-up-delle-sabbie-e-ghiaie-sulla-sponda-siciliana.-Cava-di-inerti-sita-in-localita-Monte-Balena-ME.jpg 643w, https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Esplicitazione-in-superficie-del-build-up-delle-sabbie-e-ghiaie-sulla-sponda-siciliana.-Cava-di-inerti-sita-in-localita-Monte-Balena-ME-300x128.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Figura 7<\/strong> &#8211; Esplicitazione in superficie del build-up delle sabbie e ghiaie sulla sponda siciliana. Cava di inerti sita in localit\u00e0 Monte Balena (ME). In caso di sisma, le sabbie sono suscettibili di liquefazione cos\u00ec come accadde e documentato in occasione dei terremoti del 1783 e 1908 (Chiarelli, M. &#8211; Tunnel realizzati in subalveo. Il caso del Tunnel sotto lo Stretto di Messina. INGENIO 06 Ottobre 2020, Imready Srl \u2013 RSM).<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">7.2 <strong>Rischio di frane sottomarine indotte dai terremoti<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il fondale dello Stretto presenta pendenze elevate e morfologie instabili, con canyon e scarpate sottomarine profonde. Queste caratteristiche, unite alla forte sismicit\u00e0, incrementano la possibilit\u00e0 di frane sottomarine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Caratteristiche principali del rischio:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Presenza di depositi incoerenti quaternari<\/strong> sui fondali, localmente accumulati lungo le scarpate e nelle zone di maggiore pendenza.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Possibili trigger sismici<\/strong>: accelerazioni elevate possono innescare scivolamenti di massa, mobilizzando grandi volumi di sedimento;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Effetti secondari<\/strong>: frane sottomarine potrebbero generare fenomeni di tipo tsunamigenico locale, come gi\u00e0 ipotizzato per gli effetti catastrofici del terremoto del 1908.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Implicazioni progettuali:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Evitare l\u2019impostazione delle strutture fondali in aree caratterizzate da depositi sciolti e pendenze instabili;<\/li>\n\n\n\n<li>Modellazioni numeriche 3D per simulare scenari di instabilit\u00e0 e valutare la propagazione di scivolamenti;<\/li>\n\n\n\n<li>Realizzazione di <strong>opere di protezione sottomarina<\/strong>, quali berme di stabilizzazione o coperture di massi, per ridurre l\u2019erosione e il rischio di scivolamento locale in prossimit\u00e0 delle fondazioni;<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Inserimento nel progetto di un <strong>sistema di early warning<\/strong> legato al monitoraggio geotecnico e idrodinamico dei fondali.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">7.3 <strong>Sintesi dei rischi<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Liquefazione<\/strong>: problema principalmente locale, legato ai depositi sabbiosi costieri, con rischio di perdita di resistenza nei terreni di fondazione se non adeguatamente bypassati o migliorati.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Frane sottomarine<\/strong>: problema pi\u00f9 diffuso e potenzialmente catastrofico, che pu\u00f2 compromettere la stabilit\u00e0 non solo delle fondazioni ma anche delle opere accessorie e dell\u2019ambiente marino circostante.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>La mitigazione di questi fenomeni richiede dunque un approccio integrato, basato su <strong>indagini geotecniche e geofisiche ad alta risoluzione, monitoraggio in tempo reale e modellazioni numeriche avanzate<\/strong>, elementi gi\u00e0 previsti nei pi\u00f9 recenti studi sul ponte.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">8. <strong>Conclusioni complessive<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019area dello Stretto di Messina rappresenta uno degli scenari geologici e geotecnici pi\u00f9 complessi d\u2019Europa, in cui convergono <strong>dinamiche tettoniche attive, elevata sismicit\u00e0, variabilit\u00e0 litologica e condizioni morfologiche estreme<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Aspetti geologici<\/strong>: i due versanti, calabrese e siciliano, presentano una prevalenza di rocce metamorfiche di buona competenza meccanica, ma con forte fratturazione e alterazione localizzata. Le zone costiere, in particolare lato Sicilia, sono caratterizzate da depositi sabbiosi e limosi di origine quaternaria, meno stabili e pi\u00f9 vulnerabili alle sollecitazioni dinamiche.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Aspetti geotecnici<\/strong>: le condizioni fondazionali sono pi\u00f9 favorevoli sul lato calabrese, mentre sul lato siciliano la presenza di terreni sciolti richiede soluzioni ingegneristiche avanzate, come pali profondi e trattamenti di miglioramento dei terreni. La complessa idrodinamica dello Stretto, con correnti intense e variazioni batimetriche rilevanti, costituisce un ulteriore fattore critico.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Aspetti sismici<\/strong>: la sismicit\u00e0 storica e potenziale dell\u2019area impone criteri progettuali straordinariamente restrittivi. Gli studi di microzonazione hanno messo in evidenza differenze significative tra i due versanti, con fenomeni di amplificazione e liquefazione localizzati soprattutto lato Messina. I parametri di input sismico risultano tra i pi\u00f9 severi a livello europeo. Il sisma \u00e8 da attenzionare proprio per gli effetti sui corpi o versanti caratterizzati da cinematismi gravitativi attivi, la cui evoluzione potrebbe essere accelerata in occasione di tali eventi.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Rischi specifici<\/strong>: la possibilit\u00e0 di <strong>liquefazione<\/strong> nei depositi sabbiosi saturi e il rischio di <strong>frane sottomarine indotte da terremoti<\/strong> rappresentano due dei principali fattori destabilizzanti per le fondazioni e per la sicurezza complessiva dell\u2019opera.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>In sintesi, la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina richiede un approccio integrato che combini:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>indagini geologiche e geotecniche ad altissima risoluzione<\/strong>, sia a terra che in mare;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Studio degli elementi strutturali come le mesofaglie<\/strong> <strong>e i loro movimenti<\/strong> al fine di ricostruire la storia deformativa dell\u2019area (se \u00e8 il caso anche a livello regionale);<\/li>\n\n\n\n<li><strong>modellazioni numeriche avanzate<\/strong> per simulare la risposta della struttura e del terreno sotto azioni sismiche estreme;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>opere di fondazione e consolidamento mirate<\/strong>, progettate per bypassare i terreni meno competenti e garantire la stabilit\u00e0 anche in condizioni sismiche eccezionali;<\/li>\n\n\n\n<li>un <strong>sistema di monitoraggio permanente<\/strong>, capace di controllare in tempo reale i parametri geotecnici, idrodinamici e sismici dell\u2019area.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Solo attraverso questa visione multidisciplinare, che integri geologia, geotecnica, sismologia, ingegneria strutturale e gestione del rischio, sar\u00e0 possibile realizzare un\u2019infrastruttura sicura e resiliente in uno dei contesti naturali pi\u00f9 complessi del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">9. <strong>Note dell\u2019autore<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Tralasciando gli aspetti di natura geologica e geotecnica, come ingegnere progettista mi pongo alcune questioni fondamentali: la linea ferroviaria ad Alta Velocit\u00e0\/Alta Capacit\u00e0 sar\u00e0 effettivamente instradata sul futuro ponte? Potrebbero emergere criticit\u00e0 tecniche tali da limitarne l\u2019utilizzo esclusivamente alla viabilit\u00e0 autostradale? Inoltre, su una struttura di tale tipologia e con una campata di queste dimensioni, ammesso che siano gi\u00e0 state realizzate le infrastrutture complementari\/accessorie che lo consentano, sar\u00e0 realmente garantita la possibilit\u00e0 di transito ferroviario con la frequenza dichiarata di 200 convogli al giorno? Una risposta semplicistica pu\u00f2 essere espressa in termini ingegneristici: a parit\u00e0 di rigidezza strutturale, quanto maggiore \u00e8 il peso proprio del sistema impalcato-cavi rispetto ai carichi mobili (veicolari e ferroviari), tanto pi\u00f9 contenuta risulta la variazione relativa di deformazione indotta da questi ultimi. Sar\u00e0 sufficiente nel sistema complessivo?<\/li>\n\n\n\n<li>Rischio di sottoutilizzo: i volumi di traffico attuali, sia ferroviario che veicolare, risultano non pienamente coerenti con la dimensione infrastrutturale prevista. Sussiste pertanto la criticit\u00e0 che i flussi futuri non raggiungano valori tali da garantire un adeguato ritorno economico, anche in considerazione dell\u2019elevata incidenza dei costi di esercizio e manutenzione.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><strong>Bibliografia<\/strong><br>[1] <strong>Chiarelli, M. (2020)<\/strong> &#8211; Tunnel realizzati in subalveo. Il caso del tunnel sotto lo Stretto di Messina &#8211; INGENIO del 06 Ottobre 2020, Imready Srl \u2013 RSM<br>[2] <strong>Chiarelli, M. (2009)<\/strong> &#8211; L\u2019Arte del costruire gallerie \u2013 Editrice | Uni Service, Trento, 2009 ISBN: 978-88-6178-323-2<br>[3] <strong>Chiarelli, M. (2025)<\/strong> &#8211; L\u2019impiego della geofisica e del remote sensing nel monitoraggio dei fenomeni franosi: stato dell\u2019arte, sviluppi recenti e prospettive future &#8211; INGENIO del 18 Settembre 2025, Imready Srl \u2013 RSM<br>[4] <strong>Chiarelli, M. (2025)<\/strong> &#8211; Innovazioni tecnologiche nella stabilizzazione dei pendii: modelli costitutivi e simulazioni numeriche &#8211; INGENIO del 01 Luglio 2025, Imready Srl \u2013 RSM<br>[5] <strong>Chiarelli, M. (2019)<\/strong> &#8211; Tunnel esistenti: vulnerabilit\u00e0 sismica, monitoraggio delle strutture, piano sul ciclo di vita degli interventi\u201d &#8211; INGENIO del 16 ottobre 2019, Imready Srl \u2013 RSM<br>[6] <strong>Guerricchio A., Biamonte V., Mastromattei R., Ponte M. (2008)<\/strong> &#8211; Deformazioni gravitative di versante e frane da liquefazione indotte nel territorio di Polistena &#8211; Cinquefrondi dal terremoto delle Calabrie del 1783. Mem. Descr. Carta Geol. d\u2019It. LXXVIII, pp. 127-144.<br>[7] <strong>Guerricchio A., Ponte M. (2006) &#8211; <\/strong>Aspetti geologici e di stabilit\u00e0 per il Ponte sullo Stretto di Messina &#8211; Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90, doi: 10.1474\/GGA.2006-03.0-11.0104<br>[8] <strong>Ferranti L., Monaco C., Morelli D., Antonioli F., Maschio L.<\/strong> (2008) \u2013 Holocene activity of the Scilla Fault, Southern Calabria: Insights from coastal morphological and structural investigations. Tectonophysics 453, 74\u201393.<br>[9] <strong>Bozzano, F., Lenti, L., Martino, S. (2008).<\/strong> <em>Seismically induced landslides in the Messina Straits area.<\/em> Engineering Geology, Elsevier.<br>[10] <strong>Boschi, E., Guidoboni, E., Ferrari, G. (2000).<\/strong> <em>Catalogo dei Forti Terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1997.<\/em> ING\u2013SGA, Bologna.<br>[11] <strong>ISIDe Working Group (INGV).<\/strong> <em>Italian Seismological Instrumental and Parametric Database (ISIDe).<\/em> INGV, Roma.<br>[12] <strong>Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (2023).<\/strong> <em>Relazioni tecniche e studi geologici per il Ponte sullo Stretto di Messina.<\/em> Roma.<br>[13] <strong>Servizio Geologico d\u2019Italia (ISPRA).<\/strong> <em>Carta Geologica d\u2019Italia 1:50.000, Fogli Messina e Reggio Calabria.<\/em><br>[14] <strong>Pino, N.A., Piatanesi, A., Valensise, G. (2009).<\/strong> <em>The 1908 Messina earthquake: modeling the rupture mechanism and the tsunami generation.<\/em> Geophysical Journal International.<br>[15] <strong>Societ\u00e0 Stretto di Messina S.p.A. (2003\u20132011).<\/strong> <em>Studi di Impatto Ambientale, Relazioni Geologiche e Geotecniche del Progetto Ponte.<\/em> Documenti tecnici ufficiali.<br>[16] <strong>Zaniboni, F., Pagnoni, G., Tinti, S. (2016).<\/strong> <em>Landslide-generated tsunamis in the Messina Strait: numerical modeling and hazard implications.<\/em> Natural Hazards and Earth System Sciences.<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019impiego di modelli elastoplastici con softening per simulazioni numeriche, consentono di valutare e ottimizzare soluzioni di rinforzo in aree a rischio frana.  Questi modelli permettono di rappresentare l\u2019evoluzione del comportamento meccanico del terreno durante le fasi di caricamento, scarico e collasso, offrendo un supporto prezioso alla progettazione di opere di stabilizzazione su misura.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1683,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-1689","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog-list-view"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1689","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1689"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1689\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1694,"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1689\/revisions\/1694"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1683"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1689"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1689"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiarellimassimo.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1689"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}